Agenda 2030

Sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. È costituita da 17 obiettivi – definiti come Obiettivi di Sviluppo Sostenibile oppure SDG dall’inglese Sustainable Development Goals – che abbracciano diversi ambiti della vita individuale e collettiva. Il 2030 è l’anno entro il quale le Nazioni Unite, e gli Stati che hanno aderito al documento, programmavano di ottenere risultati tangibili; una risposta globale forte e concreta alle sfide della contemporaneità, prima fra tutte quella del cambiamento climatico.

Ogni anno, le Nazioni Unite pubblicano un rapporto che analizza i progressi compiuti dagli Stati e le battute d’arresto, in maniera tale che sia possibile monitorare l’andamento degli SDG ed eventualmente richiamare i governi a un’azione puntuale e più efficace. È, dunque, il report pubblicato nel 2020, che include i dati relativi all’anno precedente e le proiezioni per quello in corso, a suggerire che la pandemia – e la crisi sanitaria, economica e sociale da essa causata – è già un forte fattore di rallentamento per il raggiungimento degli obiettivi.

17 obbiettivi dell’agenda 2030

L’impatto del Covid-19 sugli SDGs

La pandemia Covid-19 sta sollevando ostacoli senza precedenti per lo sviluppo sostenibile. Ciò pone dei rischi per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile inclusi nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Poiché gli obiettivi sono fondamentali per alleviare la povertà e l’esclusione sociale, gli Stati membri dell’ONU e gli organismi internazionali come l’Unione Europea devono porre gli SDG al centro delle iniziative politiche per la ricostruzione delle comunità colpite dal virus.

GOAL 1 – POVERTÀ ZERO

La lotta per l’eliminazione della povertà è la priorità dall’Agenda 2030, e la strada da compiere è ancora lunga. L’ONU ha stimato che, nel 2019, l’8,2% della popolazione globale vivesse in condizione di povertà e aggiunge che, nel 2020, saranno circa 71 milioni le persone che si aggiungeranno a questo numero, soprattutto nella parte meridionale dell’Asia e in Africa Sub-sahariana. Il segmento maggiormente colpito dalla crisi è quello delle persone nella cosiddetta “povertà lavorativa”, ovvero lavoratori e lavoratrici che si trovano nella condizione di non avere beni a sufficienza per vivere dignitosamente. Nell’aprile del 2020, le Nazioni Unite hanno registrato che l’81% dei datori di lavoro e il 66% dei lavoratori autonomi sono stati colpiti dagli effetti della pandemia, le cui conseguenze – che verranno descritte nei prossimi anni – spingeranno nuove percentuali della popolazione in condizioni di povertà, a partire da donne e giovani.

GOAL 2 – FAME ZERO

Cresce a causa della pandemia (e non soltanto) anche la percentuale di persone che soffrono la fame o sono in condizioni di malnutrizione. Un dato che la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e agricoltura, ha evidenziato sia nel rapporto pubblicato nel 2019 dedicato alla fame nel mondo sia in quello del 2020, con focus sull’accessibilità di una dieta sana. L’ONU stessa aggiunge: nel 2019, erano quasi 690 milioni le persone denutrite e si stima che, l’anno scorso, esse siano aumentate di 132 milioni. Numeri che evidenziano come l’obiettivo dell’eliminazione della fame sia ancora molto lontano.

GOAL 3 – SALUTE E BENESSERE

Il terzo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile riguarda salute e benessere, e fino allo scorso anno registrava miglioramenti significativi. La pandemia, però, ha colpito duramente i sistemi sanitari in tutte le parti del mondo e il rischio concreto è, secondo l’ONU, di vanificare quanto fatto fino ad ora, soprattutto in alcuni campi:

  • riduzione della mortalità infantile e a causa del parto;
  • azioni per favorire la pianificazione familiare;
  • campagne di vaccinazione infantili;
  • attività di prevenzione a 360°.

Nel momento in cui la maggioranza del personale sanitario, delle strutture e degli investimenti sono destinati alla lotta contro il Covid-19, meno risorse è disposto per far fronte al resto delle esigenze di salute della popolazione. Minore attenzione, ad esempio, verso argomenti come l’obesità o il sovrappeso in età infantile potrebbe portare a un peggioramento della qualità della vita di molte persone, con un maggior rischio di sviluppare patologie come quelle cardiovascolari e il diabete – come abbiamo approfondito nel corso della nostra campagna “Crescere a tavola”.

GOAL 4 – ISTRUZIONE DI QUALITÀ

Solo il 60% dei giovani e delle giovani avrebbe completato l’istruzione secondaria superiore entro il 2030, ed è proprio su questo punto che insiste il quarto SDG dedicato all’istruzione. L’ONU però sottolinea come la pandemia – con la chiusura delle scuole per ridurre la diffusione del virus – porterà a una crisi educativa profonda e grave, che richiede un’azione decisa e pronta da parte dei Governi. Infatti, le soluzioni di didattica a distanza sono state implementate in quattro Paesi su cinque (su scala globale), ma almeno 500 milioni di bambini e giorni sono ad oggi esclusi. Inoltre, come denunciava Save the Children già nella primavera del 2020, la chiusura delle scuole e lo scivolamento nella povertà di migliaia di famiglie solo in Italia, rischia di favorire l’abbandono scolastico e la povertà alimentare. Ciò significa bambini che, senza scuola, non hanno accesso a una dieta sana e a tutti i nutrienti di cui avrebbero bisogno per crescere in salute.

GOAL 6 – ACQUA PULITA E IGIENE

Sesto Obiettivo di Sviluppo Sostenibile riguarda l’acqua e, in particolare, richiama gli Stati ad assicurare la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e igiene per tutti. L’emergenza da Covid-19 ha fatto emergere chiaramente la presenza di miliardi di persone (2,2 miliardi secondo le Nazioni Unite) al mondo che non dispongono ancora di servizi igienico-sanitari adeguati.

Investire sull’accesso all’acqua è prioritario, evidenzia l’ONU, proprio per arginare la diffusione della pandemia e, a cascata, gli effetti negativi sugli altri obiettivi dell’Agenda 2030. Un ambiente salubre e l’acqua svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione da Covid-19: basti pensare all’importanza di lavare e sanificare con frequenza durante il giorno le mani. Non poterlo fare espone miliardi di persone a un maggiore rischio di contagio, anche in Italia come denunciano le associazioni e i sindacati – tra cui Medici per i Diritti Umani – che operano sul campo negli insediamenti informali dove, ancora nel 2020, vivono migliaia di braccianti impiegati nei campi.

GOAL 12 – CONSUNO E PRODUZIONE RESPONSABILE

Infine, l’ultimo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile legato all’ambito dell’alimentazione e della salute che potrebbe non essere raggiunto in tempo a causa della pandemia è il dodicesimo: consumo e produzione responsabile. Tra le priorità per raggiungere questo obiettivo, le Nazioni Unite inseriscono la lotta contro gli sprechi alimentari. Stimano, infatti, che il 13,8% del cibo si perda nelle fasi di trasporto, stoccaggio e lavorazione, percentuale che corrisponde a più di 400 miliardi di dollari ogni anno. L’analisi evidenzia come la maggioranze degli sprechi avviene nell’Asia centrale e meridionale (20,7%) seguita da Europa e Nord America (15,7%) e Africa Sub-Sahariana (14,0%).

Le Nazioni Unite richiamano l’attenzione degli Stati su questo argomento, sollecitando lo sviluppo di piani di risposta alla pandemia fondati sulla sostenibilità, sull’economia circolare e sull’incentivo a modelli di consumo green e rispettosi dell’ambiente.

L’ Italia e gli SDGs

Per cercare di comprendere come e quanto il Covid-19 influisce e influirà nel percorso italiano verso la sostenibilità, la Fondazione Eni Enrico Mattei ha recentemente pubblicato il rapporto tra Covid-19 e SDGs, dal quale è emerso come i Goal più impattati dall’emergenza siano l’1, “Povertà zero”, il 4, “Istruzione di qualità”, e primo fra tutti il Goal 8, “Lavoro dignitoso e crescita economica”. Questo, a riprova di come la pandemia non abbia avuto ricadute solo dal punto di vista sanitario (il Goal 3 non risulta infatti tra i più colpiti), ma anche e soprattutto negli ambiti economico e sociale. 

Fonte: Fondazione Eni Enrico Mattei

Esiste però, in questo momento così drammatico, l’opportunità di “fare un passo indietro”, riflettere appunto su dove siamo e dove vogliamo arrivare, programmando la risalita verso la realizzazione di uno sviluppo sostenibile. Solo in un’ottica di sostenibilità integrata sarebbe possibile generare una nuova coesione sociale in grado di costruire società più eque e inclusive (Goal 1, Goal 2, Goal 5, Goal 10); promuovere la solidarietà e la collaborazione tra singoli individui e tra nazioni (Goal 16, Goal 17); valorizzare l’utilità della tecnologia e le sue potenzialità (Goal 9); riconoscere il ruolo dell’istruzione (Goal 4), così come della ricerca e della scienza; allocare risorse per la lotta al cambiamento climatico (Goal 13) e per la salvaguardia degli ecosistemi (Goal 14, Goal 15), indispensabile per la prevenzione di eventuali future catastrofi (ambientali e conseguentemente anche sociali ed economiche).