Qual è stato l’impatto del Covid sul territorio?

La pandemia causata dal Covid ha completamente sconvolto la vita e le abitudini in tutto il mondo: in seguito ai vari lockdown nazionali, in pochi mesi abbiamo visto la nostra quotidianità cambiare completamente. In questo anno abbiamo vissuto l’aumento vertiginoso dello smart working, il crollo nell’uso dell’automobile e l’obbligo di rimanere in casa — se non per spostamenti fondamentali — e di indossare la mascherina.

Anche se per pochi mesi, questa rivoluzione nelle abitudini ha avuto un interessante impatto sull’ambiente e il Pianeta.

Covid e ambiente: il Report dell’EEA

L’European Environment Agency ha redatto un Report in cui ha analizzato le principali conseguenze ambientali della pandemia globale. L’analisi è interessante perché ha identificato alcune conseguenze positive a breve termine, oltre che alcune criticità a cui dobbiamo trovare velocemente una soluzione. A partire da questo è possibile individuare i comportamenti virtuosi, in modo da poter ripartire fin da subito, in modo più sostenibile, senza tornare a commettere gli errori del passato.

Analizzando le conseguenze positive sull’ambiente nel breve termine, è possibile programmare delle decisioni a lungo termine, in modo da diminuire il nostro impatto sull’ambiente, scongiurare altre epidemie future e incrementare gli effetti positivi che, lungi dall’essere solo temporanei, potrebbero diventare duraturi.

Aumento dell’uso di plastica usa e getta

Tra gli effetti negativi, invece, notiamo un aumento dei rifiuti di plastica monouso. Questo aumento è determinato fondamentalmente da motivazioni di ordine sanitario: mascherine, guanti in lattice, contenitori di plastica per igienizzanti e tanti altri dispositivi di sicurezza necessari per il contenimento del virus hanno infatti fatto crescere esponenzialmente questa tipologia di rifiuti. Secondo la World Health Organization (WHO) la richiesta mensile globale di mascherine è di circa 89 milioni pezzi, mentre quella di guanti è di circa 76 milioni.

Sempre per ragioni sanitarie, sono aumentati anche gli imballaggi di plastica per gli ordini di merci online, ma anche l’uso dei prodotti di plastica usa e getta nel take away, aumentato anch’esso a dismisura.

In questo caso ci troviamo di fronte a una soluzione sì adeguata sul breve termine, perché dettata da necessità sanitarie, ma non sul lungo termine; considerando che gli ordini online e il take away andranno sempre più a crescere, dovremmo aumentare l’uso di prodotti sostenibili che già esistono ma non sono ancora diffusi.

Covid e ambiente: l’importanza della biodiversità e degli spazi verdi

La lezione più importante che dovremmo imparare da questa pandemia è legata però proprio al nostro stile di vita e a come proprio questo ha un’importanza fondamentale nel destino di tutti noi.

Come è stato ampiamente dimostrato, il Coronavirus è una zoonosi, cioè una malattia diffusa in alcune specie animali che ha fatto il salto di specie, arrivando a contagiare gli esseri umani. Questo fenomeno è strettamente legato alla distruzione dell’ambiente e la conseguente perdita di biodiversità, causata dall’urbanizzazione, dall’inquinamento e dai moderni metodi di allevamento industriale degli animali, le cui condizioni aumentano il rischio di infezioni e virus.

La crescente impronta che l’essere umano sta avendo sull’ambiente porterà alla crescita esponenziale di queste zoonosi: circa il 60% delle nuove malattie che si svilupperanno saranno infatti di origine animale.

Ecco perché dovremmo imparare a ricostruire un migliore equilibrio con l’ambiente, privilegiando uno stile di vita sostenibile e rispettoso delle specie vegetali e animali che abitano il nostro pianeta. In particolare, è importante riqualificare gli ambienti urbani, aumentando parchi e spazi verdi per favorire una migliore coesistenza tra le diverse specie.

L’incubo di tutti: i rifiuti

Quante volte, durante una passeggiata, abbiamo notato cartacce, bottigliette di plastica, rifiuti vari e abbiamo pensato in fondo che spesso non meritiamo il nostro splendido pianeta? Forse tante, ma l’importante è gestire la situazione evitando che i rifiuti ci sommergano. La mappa mostra per ogni nazione, i chilogrammi di immondizia che in media produce una persona. I Paesi in vetta alla piramide sono Stati Uniti, e anche il continente europeo, mentre quelli che si trovano alla base sono Stati asiatici o africani. Ciò, probabilmente, è dovuto alla distribuzione ineguale delle risorse disponibili.