E’ la Lombardia ad avere il maggior numero di vittime e infortuni per Covid. Più decessi tra gli uomini, più malattie tra le donne. Dati Inail elaborati da Vega engineering Mestre.

Venezia, 26 giugno 2021 – Le vittime sul lavoro per Covid in Italia in 17 mesi di pandemia sono state 693.  Le denunce per infortuni sul lavoro, sempre legate alla pandemia da coronavirus invece sono state 175.323,  circa un quarto del totale di quelle pervenute. Sono i dati elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro della società di consulenza Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail riguardanti l’emergenza sanitaria nel Paese.

Le regioni a più alto tasso di mortalità

Molise, Campania, Abruzzo, Lombardia e Liguria. Queste le regioni con il più alto indice di mortalità per Covid sul lavoro rispetto alla popolazione occupata in 17 mesi di pandemia. Quelle coi valori più bassi sono invece Trentino Alto Adige, Basilicata, Sardegna, Toscana e Veneto. E proprio il Veneto risulta essere la regione con il minor rischio di mortalità tra le regioni con il più alto numero di occupati. Infatti, rispetto ad un’incidenza media nazionale pari a 27,9 il Veneto fa registrate un indice di 13,2. Ben lontano dai più preoccupanti valori di Lombardia (41,1) e Lazio (27,4), così come di Molise (75,7), Campania (45,8), Abruzzo (43,0) e Liguria (38,3).

L’identikit delle vittime

Gli uomini rappresentano oltre l’83,6% delle vittime. Per quanto riguarda la mortalità per settore, l’89,8% delle denunce di morti sul lavoro per Covid rientra nell’Industria e Servizi.  E in questa macroarea produttiva con il 25,1% delle denunce con esito mortale, troviamo ancora il settore Sanità e Assistenza Sociale; seguono con il 12,8% il settore Trasporti e Magazzinaggi e con il 12,1% dei casi le Attività Manifatturiere (chimica, farmaceutica, stampa, industria alimentare); con il 10,4% invece si trova il settore dell’Amministrazione Pubblica e Difesa (attività degli organi preposti alla sanità es. Asl, legislativi, esecutivi) e con il 9,5% quello del Commercio.
Anche a fine maggio 2021 le professioni più colpite dal dramma rimangono quelle dei tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti) con il 10,7% dei casi, seguite da quelle degli impiegati, addetti alla segreteria e agli affari generali (10,6%), conduttori di veicoli a motore (7%),  medici (5,9%),  operatori sociosanitari (4,5%), personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli) (3,7%).
“Continuiamo a registrare nuove denunce di infortunio mortali e non mortali – sottolinea Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – ma le percentuali di incremento si abbassano costantemente e questo è certamente dovuto all’effetto vaccini. I nostri grafici mostrano un costante decremento  nel totale delle denunce di infortunio, mese per mese, che risultano essere addirittura dimezzate tra gennaio e febbraio e poi comunque in costante calo. Una tendenza favorita certamente dall’arrivo dei vaccini”.

Categorie: Lavoro

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